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Una nuova casa per l'archivio di Stelio Mattioni

Donate dalla famiglia all'Archivio di Stato le carte dello scrittore triestino.

L'Archivio di Stato di Trieste si arricchisce di una nuova acquisizione "letteraria": l'archivio di Stelio Mattioni (Trieste, 1921-1997), infatti, grazie alla generosità della famiglia, entra a far parte del patrimonio di carte custodito dall'istituto, dove già si trovano manoscritti di Scipio Slataper, Sergio Miniussi e Manlio Malabotta.
Nei 49 faldoni pervenuti all'Archivio si conserva l'intero mondo dello scrittore triestino: lettere, fotografie, critica, oltre a molti manoscritti e dattiloscritti di opere edite e inedite, tra cui romanzi, racconti, saggi e scritture per la radio e il cinema, documentazione che gli eredi hanno riordinato e catalogato con grande attenzione, prima di donarla all'Archivio di Stato, e che permette di conoscere con ricchezza di particolari la vita e l'opera di Mattioni e il suo modo di lavorare.
Stelio Mattioni, "un impiegato che scrive", come lui si definiva, con riferimento al suo lavoro presso la raffineria Aquila, dove rimase fino alla pensione, ha intrapreso il suo percorso letterario nel 1956 con il volume di poesie "La città perduta", passando poi decisamente alla prosa, incontrando la stima di Anita Pittoni, Italo Calvino e Bobi Bazlen. Vincitore per due volte del Premio Selezione Campiello, ha pubblicato con importanti case editrici come Einaudi e Adelphi. Tra le sue opere più famose Il re ne comanda una e Il richiamo di Alma.
 

Fonte: Il Piccolo, 22 marzo 2017.

Categoria: Notizie dagli archivi